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Archivio di giugno, 2009

Arriva la prima gondoliera

giorgia boscoloCade anche l’ultimo tabù: da oggi c’è una donna gondoliere, dopo nove secoli di dominio esclusivo maschile, Giorgia Boscolo diventerà gondoliera.

Giorgia ha 23 anni, è sposata e ha due bambini. E’ la prima esponente del gentil sesso ad aver superato l’esame di ammissione alla scuola da sostituto gondoliere, dalla quale escono i professionisti del remo riconosciuti dall’Ente Gondola.

Da subito potrà traghettare i clienti vogando a prua, come una sorta di copilota.
In passato, aveva ripetutamente tentato, senza però riuscirci, a diventare gondoliere la tedesca-americana Alexandra Hai, sempre bocciata alle prove pratiche.

 

gondoliera

Rendezvoused: to go somewhere

Quanto ne sappiamo della storia e delle tradizioni dei nativi americani, personalmente davvero poco e me ne sono reso conto visitando una mostra alle zattere.
La mostra allestita in uno spazio dell’università Ca’ Foscari di Venezia (Dipartimento di Studi Europei e Postcoloniali) presenta opere di due artisti: Tom Jones e Ojibwe Andrea Carlson. Quest’ultima è una pittrice che presenta opere incentrate su citazioni cinematografiche ed artistiche che puntano l’attenzione su elementi culturali e paesaggistici.
Il fotografo nativo americano (Ho-Chunk) Tom Jones invece, nelle sue immagini ripropone una poco nota, almeno da noi, tradizione dei nativi, ma reinventandola e quasi, capovolgendola.
Il lavoro del fotografo si ispira alle immagini storiche dei Nativi Americani e al modo in cui la cultura cine-televisiva rappresenta questo popolo. In particolare Jones si sofferma sulla tradizione dei rendez-vous (i raduni storici) in cui in USA e Germania dei non nativi si incontrano vestendosi come fossero Nativi Americani.
Il primo raduno si tenne nel 1825, oggi sono vere e proprie rievocazioni storiche in cui i partecipanti mettono in scena eventi storici e vestono sia i panni dei nativi che dei commercianti bianchi.
Puntando il suo obbiettivo sui raduni, il fotografo analizza a suo modo la romanticizzazione della cultura degli ‘indiani’.
E’ dai tempi del Boston Tea Party che in America c’è la tendenza ad appropriarsi dei costumi nativi.

rendezvous
La mostra, in occasione della 53ma Biennale di Venezia, è stata possibile grazie al generoso supporto dell’ Università del Wisconsin, Madison (USA), dello Smithsonian National Museum of the American Indian, Washington DC (USA), dell’ Institute of American Indian Arts, Santa Fe, Nuovo Messico (USA), dell’ International Conference on the Arts in Society, del Dipartimento di Studi Europei e Postcoloniali, Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ visitabile gratuitamente presso PALAZZO COSULICH (Dorsoduro 1405) fino al 30 giugno 2009.

Lorenzo Renzulli

Planet K

Il Kurdistan non esiste.

Planet K

Non esiste come entità politica indipendente, sebbene la sua creazione fosse stata prevista nel 1920 dal trattato di Sévrese. E, in seguito, nel 1923 – quando il trattato di Losanna ne spartì il territorio ricco di petrolio tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq trasformando i Curdi in minoranza – i Curdi, all’epoca erano 25 milioni, oggi sono 40 milioni e lottano ancora per loro l’unità nazionale.
Dove non è ancora riuscita la diplomazia cerca, ambiziosamente, di arrivare la cultura.
La sala San Leonardo a Cannaregio ospita la mostra Planet K, ossia Pianeta Kurdistan, uno dei numerosi eventi collaterali della 53a edizione della Biennale di Venezia.

La mostra ad ingresso gratuito raccoglie opere di 13 artisti Curdi, giunti in Italia per rappresentare dal 7 giugno al 22 novembre il primo popolo senza nazione ad avere un proprio padiglione all’Esposizione internazionale d’arte Biennale di Venezia.

FotoBlog Planet K

Lorenzo Renzulli