I fari di Venezia

L’uomo ha trovato il modo di viaggiare sulla terraferma dopo che per migliaia di anni lo ha fatto per mare. Ciò dovrebbe essere sufficiente a farci capire la semplicità e il vantaggio che ci sarebbe a continuare a farlo. Ma così (purtroppo) non è.


Eppure è stata la navigazione a creare il nostro mondo di contatti, commerci, scambi culturali (anche oggi -quando usiamo internet- navighiamo): bastava una barca e un po’ di vento a rendere possibile qualsiasi trasferimento di persone o merci. In Italia bisogna aspettare il XII secolo e l’esplosione delle Repubbliche Marinare per vedere la costruzione di un vero e proprio sistema di fari, peraltro alimentati a legna o ad arbusti rivieraschi (eriche e ginestre). L’illuminazione dei fari, infatti, da sempre rappresentava un problema: la legna si consumava rapidamente, il carbone non faceva abbastanza luce, il vento spegneva la fiamma. Solo la nascita della la lanterna, permise di usare combustibili diversi come candele di cera e olio animale, ma la fuliggine ne impediva l’efficienza. Cinquant’anni dopo arrivò la rivoluzione del petrolio, e i fari cominciarono a funzionare a paraffina finchè nel 1885 l’austriaco Welsbach inventò il prototipo della lampadina a incandescenza. Così a cavallo tra l’800 e il ‘900, con l’elettrificazione, tutti i fari si adeguarono. I 150 km di costa adriatica e la presenza di numerose isole e lagune interne fanno del Veneto una regione ricca di fari, che vanno identificati come la classica torre -di solito circolare- dominata dalla “lanterna”. Solo a Venezia e provincia troviamo: il faro del Porto di Lido, (all’ingresso più a nord della laguna di Venezia, di fronte a Punta Sabbioni), il vecchio faro Spignon (Malamocco), in disuso da qualche decennio, sia i piccoli fari chesegnalano la darsena dell’Isola di San Giorgio, in Bacino San Marco, e il faro di Punta Sabbion, chiamato Pagoda per la sua forma, costruito nel 1910 e situato presso la bocca di porto del Lido (San Nicolò). E ancora il Faro di Punta Tagliamento, il Faro di Piave Vecchia, il Faro degli Alberoni “Rocchetta” e il Faro di Chioggia.

Per saperne di più, A. Pescara, Il libro dei fari italiani, Mursia, 1985.

http://www.ilmondodeifari.com/

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